"Bati gli inquieti" di Stefano Redaelli

Lo studio che Antonio (protagonista e una delle voci narranti del libro) intraprende nella Casa delle farfalle porta il lettore, pagina dopo pagina, ad analizzare la follia sotto molteplici punti di vista.

Chi è sano? Chi è malato? Chi decide cosa è giusto e cosa è sbagliato?

Nella lettura di questo libro ho viaggiato attraverso la follia, mi sono commossa, stupita e anche spaventata, ma in special modo mi sono davvero chiesta chi sono davvero i pazzi.

Quelli dentro o quelli fuori!

“Mi sono chiesto perché nessuno frequenti i matti.

Ho trovato tre ragioni:

1) i matti non mentono.

2) i matti ci vedono.

3) i matti sono nudi.

I matti dicono sempre una verità.

Anche quando parlano di persone e cose che noi non vediamo, non sentiamo, che non esistono, proprio allora stanno dicendo una verità. I matti leggono l'anima.

Quando ci guardano, non ci si può nascondere.

D'un tratto dicono una cosa, magari assurda, non si sa che cosa eppure ci riguarda, parla di noi. Ci hanno visto. Io matti spogliano.

Non si può restare vestiti al loro cospetto. Nel deserto si indossano pelli di animale e si mangiano cavallette. Se ci si vuole vestire bene e nutrire in modo normale, è meglio restare a casa.

Bisogna essere idioti per non capire i matti.

Bisogna avere il coraggio di frequentarli”.

"Maida Vale" di Michele Benetello

Sarebbe facile leggere questo libro associando la bravura dello scrittore solo alle citazioni delle canzoni, ma ho visto molto di più.

Parole chiave ricorrenti ti entrano un po’ alla volta nella mente fino a riconoscerle anche se non dette. Sono nell’aria e in ciò che accade: la ruota panoramica della vita, il circolo degli eventi che ritornano, il senso di dignità e consapevolezza dei propri limiti.

Questi elementi caratterizzano fin da subito il protagonista del romanzo che ha dormito “nel letto con coperte e lenzuola gravide di rozzezza” e indossato “canottiere di lana grossa e ruvida”.

Di Londra abbiamo solo una mappa, quelle della metropolitana, ma l’aria che si respira al Nord è la stessa della capitale inglese. Nebbia, foschia, pioggia, umido: parole ripetute per indicare non solo un elemento atmosferico ricorrente, ma uno stato d’animo, un modo di essere di noi del Nord.

"Siamo uomini foschi noi del Nord Italia. Nascosti ai più, elusivi, diafani, sfuggenti, capaci di attraversarla senza ferirla, entrando nella sua bolla umida senza spezzarne l’incantesimo, armati di un mantello e scarpe grosse. Solo noi riusciamo a capirla. Non abbiamo la vitalità solare ed estroversa degli uomini del sud, no. Noi siamo rinchiusi dentro le nostre anime, abbiamo la vista acuta, camminiamo spediti per i cunicoli del cuore e delle città come rabdomanti ciechi, impalpabili e inavvicinabili. Il mio Natale stasera voglio tenermelo stretto, è pieno di goccioline depositate sopra centinaia di canzoni. Ed è mio, solo mio".

 

"Le italiane" di Aldo Cazzullo

Mi sono imbattuta in questo libro.

Ne riporto una frase per ricordare cosa ha vissuto chi davvero c'era. Per ricordare le mie nonne, nate nel 1920 come la Valeri. Loro, che non parlavano mai della guerra, che non dicevano mai che si stava meglio una volta, non rimpiangevano quegli anni, amavano la vita di oggi.

Loro, certe cose, le avevano vissute...

"Franca Valeri andò a guardare i cadaveri del Duce e della Petacci appesi a testa in giù a piazzale Loreto. La madre era disperata a saperla in giro da sola: in quei giorni a Milano si sparava ancora per strada. Ma lei voleva vedere se il Duce era davvero morto.

Le chiesi se avesse provato pietà.

Mi rispose di no: «Nessuna pietà. Ora è comodo giudicare a distanza. Bisogna averle vissute, le cose. E noi avevamo sofferto troppo. Per me la giovinezza incominciò il 25 aprile: una giovinezza tardiva. Ma è stata bella. In quell’Italia tutto pareva possibile».

"Wonder Boy" di Daniele Musto

Per ogni libro che leggo cerco un'immagine di Paperino (il mio personaggio preferito, sfigato ma testardo proprio come me, e sotto sotto un eroe) che dica qualcosa su quanto ho letto, su come ho recepito io la storia.   Oggi ho trovato questa: un cantastorie, erede del giullare medievale, esperto nell'arte di divertire il pubblico che viveva ai margini della vita sociale e condannato dalla Chiesa per i suoi costumi troppo liberi. Un uomo buono che ne ha passate davvero tante, preso a pugni in ogni parte del corpo, dentro e fuori, ma che canta e sorride alla vita…

“Stavo da dio! Se il mondo era sull’orlo di una guerra nucleare, totale e globale non avrei più avuto bisogno di suicidarmi, come prima cosa. Poi il mondo, visto da quella prospettiva li, era molto più bello. C'ero anch'io. Ero parte di un tutto mondiale e onnicomprensivo, di un popolo alla deriva, smarrito, sull'orlo della catastrofe. E c'ero anch'io, lì su quella barca che stava per naufragare, insieme a tutti i miei compagni di naufragio. Non ero più solo”.

"L'amore ai tempi del colera" di Gabriel García Márquez

Ebbene sì, non lo avevo mai letto (non ne avevo il coraggio). Credo che si sia detto tutto e di più su questo meraviglioso romanzo, per questo io posso aggiungere ben poco.

Una storia d'amore che fa inviadia al film "Titanic", sentimenti profondi che non penso potranno essere mai descritti nel migliore dei modi.

Un'epoca storica dettagliata nelle sue contraddizioni e atrocità.

Uno stile che amo più di qualsiasi altro, dettagliato, definito e preciso, senza essere mai prolisso o monotono. Una scrittura moderna e lineare che mi ha lasciato il segno e grazie alla quale ho imparato molto.

«Il problema del matrimonio è che finisce ogni notte dopo che si è fatto l’amore, e occorre ricostruirlo ogni mattina prima della colazione».

“Caino” di José Saramago

Un libro deve essere “disturbante”.

Non deve semplicemente disturbare le idee, scuotere l’anima per la durata della sua lettura, ma deve lasciare un tarlo, un pensiero, un dubbio, anche dopo giorni che lo hai terminato.

Il viaggio di Caino è un cammino attuale nell’oggettività della visione cristiana. Saramago non mi delude mai. Lo leggo a piccole dosi perché ogni suo libro mi rimane nelle vene e entra in circolo per molto tempo. Amo il potere disturbante che mi dà, la sensazione di disagio e impotenza che mi lascia.

«La storia degli uomini è la storia dei loro fraintendimenti con dio, né lui capisce noi, né noi capiamo lui». 

«Ci hai mai pensato all’acqua? Dicono acqua dolce, ma è una bugia».

"L'acqua del lago non è mai dolce" di Giulia Caminito

La forza del titolo di un libro è fondamentale e credo che in questo caso sia quanto mai vero. La vita di Gaia non è mai dolce, lei stessa vorrebbe esserlo e diventarlo, ma come un serpente muta solo la pelle ("Io sto mutando come biscia al sole, perdo ingenuità come pelle morta").

Ammetto che ho impiegato molto tempo a leggere questo libro (e per me è anomalo) perchè, anche se attratta dalla narrazione, mi distraevo e perdevo tra le numerose elencazioni che rallentavano il ritmo.

Ho amato l'ambientazione geografica, ma soprattutto sociale: il conflitto quotidiano che i protagonisti affrontano per imporsi sulla vita, per non soccombere è espresso con la forza e il dolore che ti penetra nelle ossa.

«Mio fratello mi ha spiegato molte cose del paese, come il fatto che è necessario identificarsi prima di pretendere attenzione, si esiste quando gli altri hanno capito con certezza chi sei, quando rendi chiaro da che famiglia provieni, quali sono i tuoi terreni, quali le case le ville gli appartamenti, a che rione appartieni, se hai un negozio, se proponi sconti, se tieni chiusa l’attività il giovedì come è regola, se tuo fratello studia con il figlio di, che mestiere pratichi, se la Fiat rossa è tua, quella parcheggiata direttamente sul marciapiede o hai il cancello automatico, se abbassi la saracinesca quando per strada passa il carro funebre».

Chi se non noi di Germana Urbani

Chi se non noi di Germana Urbani

Ci sono frasi che, mentre leggi, ti chiedi: come fa a sapere quello che io ho sempre pensato, che anche a me accade la stessa cosa?

Dalle righe di un libro, dalle pagine che ti restando dentro nel tempo,  capisco il senso de Il viaggio di Anna perché davvero "nella vita di tutti c'è un pezzetto di ognuno".

“Entro a cercare Dio che, secondo la mia esperienza, non c’è sempre. Altrimenti sentirebbe tutto. Ma non è così. E forse vale di più se accendo una candela così, se adesso non c’è e poi torna, magari capisce che sono stata qui, che oggi è il giorno del limone e mi deve aiutare. Mi siedo. Non riesco a pregare, non mi viene in mente niente. Ci siamo già detti tutto. Sto bene qui. Questo silenzio fresco mi quieta. Farò un po’ di spesa”.

Gli aerostati di Amélie Nothomb

Durante un'intervista alla domanda I titoli dei suoi libri sono dei gioielli letterari. Perché aerostati? Amelie Nothomb risponde: «Il titolo è l’esplicazione mistica dei contenuti del libro. Nella scelta sono fondamentali due criteri: la bellezza e la chiave di lettura. È necessario scegliere sempre un buon titolo. Se non lo si trova vuol dire che quel libro non è un buon libro».

Quanto di vero in quest’opera: la letteratura, la trama, il rapporto tra i personaggi: un aerostato fragile e leggiadro, ma che potrebbe essere una bomba!

«È un altro problema degli aerostati, che ne hanno decisamente molti: sono fragili, costosi, ingombranti. Ma sono talmente belli, sembrano balene volanti, così silenziosi e leggiadri. Per una volta che l’uomo ha inventato qualcosa di poetico! L’uso bellico degli zeppelin si è rivelato una catastrofe. Un apparecchio così delicato può avere senso solo in tempo di pace».

"Una questione privata" di Beppe Fenoglio

Si tratta SEMPRE di una questione privata, in ogni pensiero, in tutte le azioni che facciamo e riceviamo, è sempre un fatto privato, personale. Questa non è solo la storia di un amore assoluto e una guerra tra i poveri, è l’immagine di singole scene che ci fanno entrare ogni volta nella questione privata. Leggendo vedevo un’immagine che poteva essere dislocata da questa narrazione, poteva essere l’inizio di un altro romanzo o la continuazione perché esisteva di per sé.

“Da stasera voglio convincermi che a partire da maggio i nostri uomini potranno andare alle fiere e ai mercati come una volta, senza morire per la strada. La gioventù potrà ballare all’aperto, le donne giovani resteranno incinte volentieri, e noi vecchie potremo uscire sulla nostra aia senza la paura di trovarci un forestiero armato. E a maggio, le sere belle, potremo uscire fuori e per tutto divertimento guardarci e goderci l’illuminazione dei paesi”.

E poi, quanta nebbia, pioggia, fango, freddo, buio. Ho sentito tutto: mi sono infreddolita dentro, sentivo il freddo nelle ossa, il bagnato sulla pelle, i capelli zuppi come Milton, i vestiti pesanti di fango.

"In che stato sono. Sono fatto di fango, dentro e fuori. Mia madre non mi riconoscerebbe".

“Lacci” di Domenico Starnone

Quanto influisce la vita di coppia nei figli! Una frase verso la fine del libro mi ha colpita molto: “I nostri genitori ci hanno rovinati. Si sono insediati nelle nostre teste, qualsiasi cosa diciamo o facciamo continuiamo ad obbedire a loro”. Questi sono i lacci di Starnone, questo è l’assurdo potere che noi genitori abbiamo verso i nostri figli: il potere di influenzare le loro vite nel bene e nel male, una responsabilità a volte troppo pesante (presi come siamo a mettere ordine in noi stessi).

“C’è una distanza che conta più dei chilometri e forse degli anni luce, è la distanza dei cambiamenti”.

"Blu" di Giorgia Tribuiani

Recensioni professionali ed esperte sono già state dette e tutte a ragion veduta, quindi io posso solo parlare per me: cosa significa quando ti svegli di notte e ti chiedi "cosa sta facendo Blu adesso?" e non puoi fare a meno di accendere il tuo kindle che tieni sotto il cuscino come la copertura di Linus e continuate a leggere fino a mattina?

"Ma i pensieri, delle volte, si producono da sé: brutti, orrendi, spaventosi, e tutto sta poi nel domarli, nel far sì che non evolvano in realtà".

"Quando tornerò" di Marco Balzano

Tre voci, un'unica vicenda, tre vite, una sola famiglia, disgregata per poter riunirsi...forse. Una realtà che viviamo ogni giorno, ma non vogliamo vedere.

"A volte mi tornano in mente quelle tre parole: Mal d’Italia. Meglio non saperli i nomi dei nostri guai, meglio consolarsi con l’idea che la sorte è crudele, il fato avverso, Dio troppo distratto da problemi piú grandi. Tutta questa verità sul mio Paese, sul mio lavoro, sulla mia vita, adesso non la riesco a reggere".

"London Fields" di Martin Amis

Non è stato semplice leggere questo libro, l'ho praticamente studiato... Inquietante, misterioso, articolato e a volte quasi indecifrabile, ma ogni parola ha un valore e un significato fino ad arrivare al ricongiungimento dei pezzi e alla risoluzione di tutto.

"La vespa non c’è piú. È andata. Ma non fuori dalla finestra. La sento sbattere contro vari oggetti. Tornerà. Mi verrà addosso. Gli insetti e la morte ti vengono sempre addosso. Prova a cacciarli via a gesti e loro ti vengono addosso. Tutte le cose spaventose alla fine ti vengono addosso".

"Stoner" di John Edward Williams

Ho imparato molto da questo libro, soprattutto la capacità d descrivere ciò che ci circonda con una precisione incomparabile che ti fa vedere le cose come fosse una fotografia.

"La nebbia tratteneva il fumo della spazzatura, che bruciava nei cortili sul retro, e mentre camminava lento nella sera, respirandone l’odore e sentendo sulla lingua il sapore tagliente dell’aria, gli parve che quel momento fosse abbastanza e che non avesse bisogno di molto di più”.